

Dopo anni di gavetta, dopo i fortunati
passaggi a Su la testa!, Cielito Lindo e nel Circo di Paolo Rossi (con
l'esilarante numero degli acrobati bulgari), Aldo, Giovanni & Giacomo
hanno sfondato con le fortunate macchiette di Mai dire gol, soprattutto con
la geniale invenzione del Tafazzi.
Per chi ancora non lo sapesse o non lo
avesse capito andatevi a vedere la storia di Tafazzi, quel tifoso dell'Inter
in calzamaglia nera, piccolo e con i baffetti, che gode a darsi le
bottigliate sui coglioni. Perché fa ridere un tizio che si pesta i genitali?
Un po' perché vedere uno più sfigato di noi, si sa, fa sempre piacere; lo
diceva anche Hobbes, che peraltro aveva una visione un po' riduttiva del
comico: "Gli uomini ridono delle debolezze altrui, al paragone delle
quali le loro abilità vengono poste in rilievo e valorizzate". Poi va a
toccare (con tutta la pesantezza possibile) una zona del corpo considerata
tabù, e da sempre c'è chi ride solo a sentir dire "Cacca". Ma il
demenziale autolesionismo di Tafazzi, come certi gesti dadaisti, può essere
letto a molti livelli. Per esempio, potrebbe anche rappresentare l'Everest
della stupidità. Il grado zero, il punto di non ritorno dell'autoironia.
Mentre qualche sociologo postmoderno, dopo attenta osservazione della
situazione politica, culturale e mediatica del Bel Paese, sostiene che
Tafazzi sia il miglior autoritratto dell'italiano anni Novanta.
Tafazzi ritorna, come flash finale e
sintesi conclusiva, nello spettacolo teatrale del trio, I corti, ovvero una
sequenza di sketch scritti con gli immancabili Gino e Michele (con la
collaborazione di Paolo Rossi, Giancarlo Bozzo e Carlo Turati) e curato e
omogeneizzato, per quanto riguarda la regia, da Arturo Brachetti. I corti,
che al Ciak di Milano hanno collezionato una serie di pienoni, evitano con
cura (e giustamente) la tentazione della satira politica, ma anche quella
della satira sociologica e di costume implicita nelle loro tipiche finte,
pasticciate e inconcludenti litigate. Ci sono anche qui delle
pseudo-discussioni: ma questa volta tra il trio e una loro petulante
spettatrice (Marina Massironi), specialista in esegesi iper-intellettuali
delle stupidaggini di Aldo Giovanni & Giacomo.
Con ritmi da varietà televisivo e una
mimica di essenzialità fumettistica, puntano piuttosto su una comicità senza
tempo, dove c'è sempre uno stupido (di solito Aldo Baglio, il
"terrone") a far da perno alla situazione, come nelle classiche gag
dei fratelli De Rege con il "Vieni avanti cretino": i tre gemelli
nel pancione che si chiedono cosa fare da grandi, la pantomima sull'Arca di
Noè, la gita in montagna, la missione nell'astronave, l'improbabile irruzione
del Conte Dracula in Sardegna, la sgangherata parodia del circo, sono lo
spunto per numeri costruiti con precisione e divertimento. E forse questi
Corti offrono un modello per superare una comicità fatta oggi in Italia
soprattutto di monologhi e macchiette.