

Aldo, Giovanni e
Giacomo, dopo i loro successi televisivi e cinematografici sono ormai una
garanzia, contesti come testimonial da sindaci e assessori. Il loro nome in
cartellone è una garanzia sufficiente per lanciare una nuova mega-struttura,
un tendone da 2000 posti vicino alla stazione Garibaldi. È lì che ha
debuttato il loro per ora ultimo spettacolo teatrale, Tel chi el telùn, nel
1999.
Fare uno spettacolo comico in un tendone
non è un'idea nuova, neppure per AG&G, che qualche anno prima avevano
preso parte all'avventura del Circo di Paolo Rossi. Ora il progetto sembra
aver preso una forma finanziariamente più equilibrata. Anche perché il trio,
anche in questa occasione, si muove con agilità tra i vari media. Il prologo
di questo spettacolo teatrale è una gag cinematografica, che racconta uno
scombiccherato avvicinamento al tendone; nel corso della serata, poi, il
video viene utilizzato in diverse occasioni: per seguire l'azione in quinta,
oppure per duplicare quello che avviene sui due palcoscenici principali,
quello dove agiscono gli attori e quello dov'è sistemata l'orchestra
(nell'estate del mambo, AG&G hanno scelto lo swing dei Good Fellas); e
infine perché lo spettacolo – con l'inserimento di vari ospiti nelle diverse
serate – avrebbe già una destinazione televisiva ed è stato oggetto di una
contesa tra Mediaset e Raidue – con il rischio che alla fine, a furia di veti
incrociati, fosse finito da qualche altra parte.
Tuttavia, pur tenendo presente l'abilità
nel proiettarsi sul piccolo e sul grande schermo, va detto che la comicità di
Aldo Giovanni e Giacomo ha una matrice prettamente teatrale: a cominciare dall'enfasi
sul mimo e sul controllo gestuale che si è andato via via affinando,
soprattutto nell'irresistibile; e poi nella struttura a gag, a numeri chiusi,
che ricorda il varietà e l'avanspettacolo. Anche i rapporti interni tra i
personaggi richiamano il numero dei clown, con lo scontro tra l'impacciato
(in genere Aldo) e il cattivo (questa volta in genere Giacomo, con Giovanni
spesso a mediare, e altrettanto spesso a cambiare gli equilibri). Ma la
cattiveria esplode davvero quando il trio trova un "esterno" da
malmenare – nella serata del debutto il ruolo è stato volonterosamente
assunto da Antonio Cornacchione: è in queste occasioni che i tre brutti,
cattivi e simpatici attori riescono a dare il meglio di sé, con ritmi e tempi
assai efficaci. Non c'è dubbio che queste gag collettive, dopo ondate di
comici monologanti, abbiano avuto un effetto di gradevole novità,
contribuendo al successo del trio.
Al mondo dell'avanspettacolo rimandano
anche l'assoluto disimpegno dei testi e delle situazioni, e il punto di
partenza per le invenzioni comiche (oltre agli autori Aldo, Giovanni e
Giacomo e Massimo Venier, figurano tra i collaboratori gli immancabili Gino
& Michele per i testi e Arturo Brachetti per la regia, e i trucchi da
illusionista) è spesso la parodia: vengono presi di mira i kolossal
mitologici (nella prima irresistibile scenetta), i telefilm polizieschi (ma
trasferiti in Brianza con i Busto Garolfo Cops, un altro cavallo di
battaglia), i serial di ambiente medico tipo E.R., la moda new age. Insomma,
un orizzonte televisivo e sociologico sbeffeggiato con leggerezza, ritrovando
la struttura delle vecchie barzellette sceneggiate.
Mentre negli intermezzi la vamp Marina
Massironi si diverte a canticchiare le più viete barzellette su Pierino e sui
Carabinieri. Ma il finale è, ancora una volta, un irresistibile numero tutto
teatrale, giocato sulla mimica: la noia e l'irritazione dei tre maschi di
fronte alle letture poetiche dell'ispirata Massironi.